
Ogni storia è accompagnata dalla semplicità e dal candore antico delle parole ben dette in cui sono racchiusi una serie infinita di silenzi, di solitudini, di appelli inascoltati e di lacci che stringono forte il cuore delle attese e delle speranze. A raccontarcele a più riprese nelle corsie di un ospedale sono alcuni genitori segnati dalla malattia e di pari passo dal conseguenziale dolore del domani incerto e dal timore del buio pesto che inevitabilmente accompagnerà le notti che sopraggiungeranno. Genitori, quelli di cui stiamo parlando, che vivono nella provincia vibonese dai mille volti e dai mille destini; delle clientele “del tu dai una cosa a me e io una a te”; delle mafie di ogni livello comprese quelle dei colletti bianchi che si annidano come iene insaziabili nelle “nobili” istituzioni; della politica festaiola, pasticciona e inconcludente e, per finire, del pregiudizio ricorrente. Situazioni che con il passare degli anni hanno creato sacche di disagio, di povertà e di malessere tra le file del popolo governato. Il tutto nel silenzio complice di chi continua sistematicamente ad aggirare l’ostacolo o peggio ancora a fare finta di non vedere e di non sentire.
Molte di queste mamme e di questi papà divorati ormai dalla malattia non hanno più un lavoro perché strada facendo l’hanno perso, altri un lavoro vero di fatto non l’hanno mai avuto. Ed ora è sopraggiunta improvvisa e bastarda anche la cattiva salute e, quindi, l’intervento chirurgico ormai imminente, la chemio da fare, le medicine che qualche volta bisogna pure pagare e l’ultimo viaggio della speranza con i soldi contati, di cui si sono fatti carico i parenti e qualche amico di buon cuore. Una vita dura. Durissima. Da scoraggiare chiunque anche i santi.
Ma nessuno di loro si dispera, né impreca contro il destino cinico e barbaro, ma conserva intatta la dignità riuscendo anche a tenere accesa la fiammella della speranza. Il cruccio che si portano dentro questi genitori onesti e umili non è il loro futuro personale, il loro benessere, ma quello dei propri figli che non hanno un’occupazione e neppure un minimo di reddito a cui aggrapparsi. A tal proposito ci raccontano con gli occhi lucidi e con voce pacata e mai arrabbiata di tante porte chiuse puntualmente in faccia, di tante false promesse e di come riescono quotidianamente, nonostante tutto, facendo sacrifici a mandare avanti la famiglia: la raccolta delle olive insieme a tutta la famiglia, qualche lavoretto precario pur in presenza della malattia, la moglie impegnata ad accudire di tanto in tanto una persona anziana, il figlio che un paio di giorni alla settimana si dedica a fare lavori di giardinaggio. Ci accorgiamo dopo avere ascoltato questi genitori, ove ve ne fosse bisogno, che sono loro i veri eroi silenziosi di questa nostra provincia vibonese, di questi nostri luoghi che ci appartengono più di ogni altra cosa ma dove la vita è da sempre più dura che altrove.
Una categoria i genitori di cui stiamo parlando con la schiena dritta. Gente con il volto pulito che non strombazza, non proclama, non fa annunci, che non ama gli orpelli, che non riceverà mai premi e onorificenze alla carriera o per meriti sul campo e che saggiamente e umilmente mantiene le distanze dalle quotidiane parate di questo nostro tempo inquieto e inquietante. Il resto è spesso solo inutile e inconcludente bla bla di cui sono portatori gli analisti, gli esperti che vedono solo quello che fa comodo vedere a chi impartisce loro ordini e “commissioni” e i soliti sapientoni che di questa terra amara e bella non hanno capito il resto di niente(redazionale)
